MONZA 900

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COME EBBE INIZIO LA SWAT

Le immagini dell'autopattuglia della Police Nationale francese che arretra disperatamente davanti al fuoco degli AK-47 imbracciati dai fratelli Cherif e Said Kouachi, il 7 gennaio 2015, giorno dell'attacco alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, hanno mostrato con impietosa vividezza quale fosse il grado di risposta ad un'emergenza di questa portata, da parte di un equipaggio automontato di primo intervento della polizia nazionale.

 

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La sproporzione nel volume di fuoco non ha lasciato spazio per ulteriori opzioni, riducendolo più o meno alle stesse dimensioni di quella viuzza parigina dove tentare di sottrarsi in retromarcia senza vie di fuga o ripari di sorta ai lati: una specie di tunnel dell'orrore, per l'equipaggio di polizia, un corridoio implacabilmente rinserrato tra marciapiedi, paletti dissuasori di sosta ed alte cancellate perimetrali degli edifici circostanti.

La retromarcia della Renault Megane III con i colori d'istituto prosegue fino all'impatto di retrotreno con un'autovettura in sosta in fondo alla via. 

Sul parabrezza sono evidenti i segni dei colpi giunti a bersaglio.

 

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La morte il giorno successivo a Montrouge di un agente della Police Municipale, assassinata a sangue freddo da un attentatore davanti al quale era del tutto disarmata, ha portato alla ribalta in tutta la sua crudele idiozia il concetto che una persona, a maggior ragione di professione pubblico ufficiale di polizia, debba morire senza essere in grado di difendersi. 

Adesso, le polizie locali in Francia si stanno armando sempre più diffusamente. 

In Italia, dal nostro canto, chiunque avesse provato a sollevare la questione della  capacità di risposta delle nostre forze di polizia in un caso analogo, prima di quel 7 gennaio 2015, sarebbe stato trattato alla stregua di un pazzo visionario. 

Non parliamo neppure di affrontare l'argomento ERT (Emergency Response Team), prima della strage di "Charlie", perchè avreste scatenato l'ilarità ed il compatimento generali da parte di una sterminata pletora di "esperti", pronti a precipitarsi in televisione per giurare e spergiurare che da noi, in Italia, non c'è alcun bisogno di tali "americanate", ringraziando Iddio.

Però, dopo quel terribile giorno, anche in Italia è iniziata a balenare qua e là la sensazione che l'idea di disporre di squadre di questa tipologia, per lo meno nelle grandi città, con capacità di intervento nell'ordine di 10-15 minuti, non fosse poi così pregiudizialmente balzana com'era stata sinora - fin troppo superficialmente - bollata dagli stessi "esperti" sopra citati, quelli che fino a qualche secondo fa ridevano sguaiatamente delle vostre bislacche argomentazioni.

Visto che sembra che le unità tipo SWAT siano divenute un argomento attuale - e non più osceno - anche da noi, ci è parso allora giusto riportare un'accurata traduzione di questo articolo comparso su policeone.com, che tratta appunto della nascita della mitica L.A. SWAT (Los Angeles Police Department).

 

http://www.policeone.com/police-history/articles/9496906-Police-History-How-SWAT-got-its-start/

Blue Knights

Lt. Dan Marcou

Police History:

Come ebbe inizio la SWAT

(Special Weapons And Tactics, NdT)

La SWAT non ha né madre né data di nascita, ma a Daryl Gates è stato giustamente dato il soprannome di ”Padre della SWAT”, per la sua lungimiranza in merito al problem solving ed al salvataggio di vite umane negli incidenti ad alto rischio (high-risk incidents)

L’agente Daryl Gates era un astro nascente nel Los Angeles Police Department quando scoppiò un tumulto sulla scena dell’arresto di un conducente in stato di ebbrezza. Era l’agosto del 1965, e l’incidente fu la scintilla per un’orgia di violenza nota come “Watts Riot” (La Rivolta di Watts, NdT). I tumulti portarono a danni per 45 milioni di dollari, distrussero quasi 1000 edifici e posero termine a 34 vite. Sebbene la polizia e 4000 membri della National Guard si fossero riversati nell’area nel tentativo di controllare la situazione, il rapporto post-intervento criticò aspramente la risposta all’emergenza. Gates osservò che l’aumento delle forze in campo fu di scarso aiuto, dal momento che il personale non possedeva né l’addestramento né l’equipaggiamento necessari SwatEquipmentper avere un impatto significativo.Gates vide la necessità di un team speciale formato da agenti altamente addestrati che potessero essere chiamati in circostanze di estremo pericolo. Propose che questo team venisse denominato “SWAT,” che in origine stava per “Special Weapons Attack Team.” In seguito, descrivendo il momento in cui portò per la prima volta l’idea SWAT ai suoi superiori, Gates disse “Sono stato quasi rinnegato.” Cambiò allora il nome in “Special Weapons and Tactics” e rivendette l’idea ai suoi superiori. I primi membri della SWAT furono veterani delle Guerre del Vietnam e della Corea. A questi furono consegnate una varietà di armi confiscate ai criminali. Il loro primo mezzo di trasporto fu un furgone per le consegne di colore rosso ristrutturato. Come l’equipaggiamento di squadra, le loro tattiche iniziarono in modo approssimativo e si svilupparono in seguito.

Le Black Panthers

Nel 1969, si verificò una situazione di stallo presso il quartier generale delle Black Panthers, dopo che un capitano di polizia fu condotto fuori dall’edificio con una pistola alla testa. Il primo tentativo di arrestare gli autori del gesto portò ad un aspro scambio di colpi d’arma texas-police-hits-organic-farm-with-massive-swat-raid.si da fuoco, nel quale furono feriti tre agenti. Le trattative furono condotte con i megafoni. Per diciassette volte si tentò senza successo di convincere le Pantere ad arrendersi. Fu elaborato un piano che avrebbe posto termine al conflitto, ma si sarebbe risolto in esiti devastanti. I comandanti della SWAT suggerirono di tentare con le trattative un’ultima volta. Il tentativo finale si concluse con l’uscita di un uomo che agitava un fazzoletto bianco con le mani sollevate. Una situazione incredibilmente precaria fu risolta senza perdita di vite umane. La tattica “Controllare, Contenere, e Negoziare” — sperimentata con successo in questo caso — divenne allora il modello per le prime operazioni SWAT.

L’inserimento della negoziazione

Nel 1972, Harvey Schlossberg del NYPD (New York Police Department, NdT) contribuì alla nascita della prima Hostage Negotiation Unit. Sulla scia di questo sviluppo, la FBI iniziò ad insegnare il seguente processo per condurre con successo la negoziazione:

1.    Ascolto Attivo
2.    Empatia
3.    Relazione
4.    Influenza

5.    Cambiamento dei Comportamenti

I negoziatori specializzati divennero immediatamente un elemento cruciale delle SWAT, nel momento in cui questi team furono istituiti su scala nazionale.

Lo scontro a fuoco con lo SLA

Nel 1974, il Symbionese Liberation Army (SLA) salì alla ribalta della cronaca con il rapimento di un bersaglio di alto profilo, la diciannovenne ereditiera Patricia Hearst. Questi “rivoluzionari” furono comunque autori di numerosi altri crimini, incluse rapine e l’assassinio dell’amato leader educativo Marcus Foster (sovrintendente scolastico americano, molto noto ed apprezzato dalla comunità afroamericana, NdT). Foster fu colpito con un proiettile a punta cava intriso di cianuro. Nel maggio, gli investigatori del LAPD (Los Angeles Police Departement, NdT) scoprirono il rifugio dello SLA nella zona di South Central a Los Angeles, dopo che un tagliando di parcheggio venne rinvenuto in un veicolo abbandonato, usato da membri dello SLA per la fuga durante una rapina. Fu chiamata la SWAT, l’edificio fu sigillato ed i vicini di casa evacuati. Lo SLA si barricò all’interno ed aprì il fuoco. La SWAT riuscì a salvare un bambino ed altre due persone, ma una gragnuola di colpi continuò a martellare il team. La SWAT rispose con il gas lacrimogeno, sperando di otternere la resa. Anche quando scoppiò un incendio, lo SLA mantenne un fuoco incessante. Scelsero tutti di morire in un inferno scellerato piuttosto che arrendersi. Lo SLA sparò 3700 colpi, ma nonostante il loro pervicace sforzo di uccidere, non ci furono altre vittime.

Sulla scia di questo evento, la SWAT divenne una stabile realtà.

Le Tacttiche SWAT si evolvono ed il Concetto si diffonde

Nel panorama nazionale esistono più di mille team SWAT. Con il tempo, le tattiche sono cambiate. Il ricorso quasi esclusivo alla “dynamic entry” (bussare e qualificarsi, aprire un varco ed entrare, sparare se necessario ed estrarre il sospetto, NdT) ha lasciato il posto al ricorso ad altre opzioni come il “breach and hold” (aprire un varco e mantenere la posizione, intimando il soggetto da una zona di copertura, NdT). Le negoziazioni si sono evolute, passando da un investigatore in trench che grida attraverso un megafono, all’uso di comunicazioni high-tech con un team altamente specializzato di negoziatori.In seguito alla comparsa degli “active shooter” (tiratori attivi o sparatori improvvisi, NdT) il modello “Controllare, Contenere, e Negoziare” sarà molto probabilmente preceduto da un’immediata risposta aggressiva operata dagli agenti di primo intervento, perché un ritardo di secondi preziosi si misura in termini di vite perdute.L’equipaggiamento SWAT è progredito dagli specchietti ai robot. I giorni in cui si riverniciava di nero un camioncino per le consegne ottenuto in donazione sono ormai passati. E’ probabile che i team di oggi arrivino sul posto in un veicolo da soccorso specificamente concepito per resistere ai proiettili.Una tattica salvavita avanzata della SWAT è stato il ricorso ad opzioni meno letali, adesso disponibili anche per gli agenti di pattuglia. Ogni team ha storie sottovalutate di sospetti che sono vivi oggi grazie all’impiego di munizioni ad impatto non letale. 

Ci sono molti casi probabilmente fatali che sono stati interrotti grazie ad efficaci negoziazioni condotte dai team SWAT, take-down tattici di sorpresa (messa a terra del sospetto, NdT)eseguiti repentinamente ed arresti condotti efficacemente.

Nonostante l’evoluzione delle tattiche, una cosa non è mai cambiata: la SWAT salva vite umane. Sono chiamati al momento di risolvere I peggiori problemi immaginabili ed in qualche caso del tutto inimmaginabili. Quando le condizioni volgono al peggio, la SWAT dà il meglio di sé.

Sull’autore

Lt. Dan Marcou in quiescenza è un tenente di polizia insignito di alte decorazioni e SWAT Commander con 33 anni di esperienza a tempo pieno in polizia. E’ un formatore riconosciuto a livello nazionale in molte discipline di polizia ed è Master Trainer nello stato del Wisconsin. E’ stato autore di tre racconti -The Calling: The Making of a Veteran Cop,S.W.A.T. Blue Knights in Black Armor, and Nobody's Heroes tutti disponibili su Barnes and Noble Amazon.com. Visitate il suo website Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Commenti   

0 #1 tom r1 2015-11-30 14:13
Bell'articolo.
Dovremmo fare una seria riflessione prima o poi......... come mai nel nostro paese rimaniamo sempre più indietro?
La Sicurezza non si mette in atto con meri slogan. Speriamo che nel futuro cambi l'approccio e la mentalità su tematiche fondamentali come questa. La prevenzione e la buona azione di Polizia può esser portata a compimento con efficacia solo se esistono FORMAZIONE, AGGIORNAMENTO, ADDESTRAMENTO.
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